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| L'intervista: Sergio De Luca, amministratore delegato Ansaldo STS Spa
R. Io sono un dirigente industriale e non sono familiare alle problematiche del libero professionista, quindi la mia testimonianza è relativa alla figura di un ingegnere che opera in azienda: per cui non parliamo di un soggetto che lavora in proprio o svolge un’attività libero professionale, ma di un’esperienza importante per un ingegnere elettrico con una visione della professione che non risponde ai canoni generali del termine professionale per un ingegnere. Per me il ruolo delle scienze elettriche e tecniche nelle quali includo anche l’elettronica è fondamentale nel ramo della moderna cultura industriale. L’ingegnere elettrico soffre, probabilmente, di una concorrenza da parte di quelli elettronici e vorrei spendere qualche parola per definire le differenze tra l’uno e l’altro soprattutto dal punto di vista degli studi e degli sbocchi professionali. Non c’è dubbio che oggi l’elettronica ha un ruolo preponderante rispetto all’elettrotecnica di tipo generale, io stesso che sono un ingegnere elettrotecnico - quello che oggi è definito come elettrico - nella mia attività professionale mi è capitato di avere a che fare più con problematiche di tipo elettronico che elettrico. Questo perché attualmente l’elettronica è un settore preponderante e anche in virtù dello sviluppo dell’informatica. In base, però alla mia esperienza faccio questa considerazione: i “super specialisti” servono sicuramente nelle aziende, ma l’eccessiva specializzazione ha un tempo di vita limitato nel senso che viene superata dall’evoluzione stessa della tecnologia. Mi spiego meglio, lo specialista di circuiti elettronici di una certa famiglia che venti anni fa aveva un’importanza fondamentale, oggi non serve più perché quelle tecnologie e quelle competenze sono superate. Allora aver studiato all’università in un corso di Ingegneria elettronica dieci esami specialistici su un argomento di grande attualità che però dieci anni dopo non serve assolutamente a nulla fa sì che ci si parli sì di specialisti, ma di specialisti “usa e getta”. Allora cosa rimane al fondo? Rimane la cultura di base. Le scienze elettriche ed elettrotecniche sono una materia ampia. A noi - e quando di noi lo dico dall’alto di chi come manager pianifica l’assunzione di professionisti e ingegneri - serve una persona che abbia una solida cultura di base e una competenza in campo matematico, fisico ed elettrico. Quindi non ci servono specialisti ma chi ha conoscenze forti di base intorno alla quale sviluppare di volta in volta le competenze e le capacità critiche. Il tema allora è elettrico o elettronico? Prima di tutto credo che la figura dell’ingegnere elettrico deve essere valorizzata in modo da offrire una competenza ampia che abbraccia molteplici sfumature delle tecnologie elettriche anche se non profondissima nella specializzazione, perché le specializzazioni inevitabilmente, come le dicevo, vengono superate con il tempo. Secondo, uno specialista sa tutto in profondità ma non è capace - normalmente e con tutte le eccezioni del caso - di avere una visione di insieme. E nell’esercizio di una professione la capacità di avere una visione di insieme è sempre un valore prevalente! D. Lei di cosa si occupa? R. Sono amministratore delegato di Ansaldo STS S.p.a che è un gruppo internazionale che si occupa di sistemi di trasporto e segnalamento. Parliamo di un’azienda di circa 4000 persone, 1500 presenti in Italia, di cui gran parte sono ingegneri, per la maggioranza elettronici e non per nostra scelta, ma perché questo ci offre il mercato, se potessimo avere più ingegneri elettrici per noi non sarebbe un problema anzi, ma siamo di fronte ad una scarsità di offerta da parte del mercato della conoscenza. D. Di cosa potrebbe occuparsi un ingegnere elettrico in Ansaldo? R. Abbiamo dei settori specialisti di progettazione di impianti, per cui l’ingegneria elettrica che ha una sua connotazione fortemente impiantistica risponde in maniera ideale a questo nostro requisito, poi ci sono settori più specialistici, come nel caso di chi lavora sui software per i quali sicuramente l’ingegnere elettronico o informatico hanno un background più affine, ma anche in questi settori un ingegnere elettrico che conosce bene i processi fisici e ingegneristici che sono alla base dello sviluppo software potrebbe tranquillamente svolgere con soddisfazione sua e nostra questo compito. Purtroppo, come le dicevo nelle nostre scelte siamo sempre stati vincolati dalla disponibilità di ingegneri elettrici sul mercato. Quindi riassumendo: da noi un ingegnere elettrico farebbe innanzitutto progettazione, che è la professione per la quale si studia solitamente l’ingegneria, questa progettazione potrebbe essere di tipo impiantistico e in questo caso solo l’ingegnere elettrico potrebbe essere in grado di mettere in campo le competenze idonee; all’interno di questo settore generale si affiancano le ingegnerie prevalentemente di tipo elettronico e informatico ma anche su questo fronte l’ingegnere elettrico potrebbe andare benissimo. Sergio De Luca è nato a Zungoli (Avellino) il 3/9/1950. Laureato in Ingegneria Elettrotecnica al Politecnico di Torino, inizia la sua collaborazione con il gruppo Finmeccanica nel 1975 presso la Ansaldo – Società Generale Elettromeccanica. Dal 1981 opera nell’ambito di Ansaldo Trasporti ed in particolare nell’unità Segnalamento. Nel 1996, a seguito della trasformazione in Società delle tre Divisioni (Veicoli, Sistemi, Segnalamento) di Ansaldo Trasporti, entra in Ansaldo Segnalamento Ferroviario, di cui diventa amministratore Delegato nel 1998; dal 2006 è anche Amministratore Delegato della consociata Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari. L’ing. De Luca è autore di pubblicazioni scientifiche e ha svolto attività didattica presso le Università di Genova, Pavia e Napoli. |
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